Un equilibrio fragile: il gambero di fiume e la sfida delle specie invasive nel Ticino

Nel bacino del Ticino, il gambero di fiume Austropotamobius italicus è sempre più sotto pressione a causa dell’espansione di specie invasive introdotte dall’uomo. Per tutelarlo, il progetto Interreg ECO4TICINO ha avviato nuove azioni coordinate tra Italia e Svizzera, mirate a monitorare e contenere le popolazioni alloctone.

Un abitante simbolo oggi a rischio

Il gambero di fiume autoctono è minacciato dalla presenza del gambero dal segnale (Pacifastacus leniusculus), dal gambero turco (Pontastacus leptodactylus) e dal gambero della Louisiana (Procambarus clarkii). Questi crostacei, introdotti accidentalmente dagli allevamenti o tramite rilasci volontari, sono altamente competitivi: depongono molte più uova (200–600 contro le 80–100 di A. italicus), tollerano meglio inquinamento e variazioni termiche e si adattano rapidamente a nuovi ambienti.

Alcune specie alloctone, come P. clarkii e P. leniusculus, possono inoltre trasmettere il fungo Aphanomyces astaci, responsabile della peste del gambero. Mentre le specie invasive ne sono portatrici sane, il gambero autoctono ne risulta altamente vulnerabile. Per questo, gli esperti della Fondazione Bolle di Magadino (Svizzera) e di GRAIA (Italia), partner del progetto ECO4TICINO coordinato da Istituto Oikos e parte della più ampia Iniziativa Ticino, stanno collaborando per monitorare e contenere la diffusione delle specie esotiche lungo il corridoio fluviale.

© Nicole Santi – Astropotamobius italicus

Il fronte svizzero: contenimento del gambero dal segnale

In Svizzera gli sforzi si concentrano sul gambero dal segnale, riconoscibile dalla caratteristica macchia bianca o azzurrina sulle chele. Originario del Nord America, è stato rilevato nel 2007 nel riale Navegna, tributario del lago Verbano, e successivamente lago stesso (lato svizzero).

Intervenire in ambiente lacustre è complesso, ma gli esperti riprenderanno le attività di monitoraggio e contenimento già avviate nell’estate 2022. Tra maggio e settembre verranno posizionate una sessantina di nasse – trappole che permettono l’ingresso dei gamberi impedendone l’uscita – innescate con esche alimentari. Le nasse saranno utilizzate anche lungo il riale, dove si svolgeranno quattordici sessioni di cattura al faro: una tecnica notturna in cui operatori risalgono il corso d’acqua illuminandolo e catturando manualmente gli esemplari. Le stesse metodologie, unitamente alla pesca elettrica, vengono impiegate anche per contrastare e monitorare P. clarkii nel Piano di Magadino.

© Mirko Zanini – Pacifastacus leniusculus

Il fronte italiano: controllo del gambero turco

Sul versante italiano, le attività inizieranno nel mese di maggio e si concentreranno sul controllo di una popolazione di Pontastacus leptodactylus, individuata nel 2025 lungo un tributario del lago Maggiore. Si tratta di un crostaceo di grandi dimensioni (può raggiungere i 25 cm di lunghezza e superare i 200 g di peso) originario dell’Europa centrale e del Medio Oriente, oggi presente anche nelle province di Milano e Varese con popolazioni isolate. Anche in questo caso verranno utilizzate nasse e catture al faro, affiancate dall’installazione di rifugi artificiali – mattoni forati e tubi di diverse dimensioni – utili a intercettare individui giovani o di piccola taglia. Parallelamente saranno effettuate analisi di DNA ambientale (eDNA), una tecnica che permette di rilevare la presenza delle specie attraverso le tracce genetiche rilasciate nell’acqua.

 GRAIA  – Pontastacus leptodactylus

Un impegno congiunto per un ecosistema più sano

Le azioni coordinate di monitoraggio e contenimento rappresentano un passo fondamentale per la tutela di un ecosistema fragile e di un indicatore biologico prezioso come il gambero di fiume. La conservazione della biodiversità è essenziale per la salute degli ecosistemi e, di conseguenza, per il benessere delle comunità che vivono lungo il Ticino.

Grazie a un approccio integrato e transfrontaliero, ECO4TICINO contribuisce in modo concreto alla salvaguardia di Austropotamobius italicus e alla valorizzazione di un territorio unico per biodiversità e connessioni ecologiche.