Due intense giornate (2 e 3 dicembre 2025) di incontro e confronto hanno riunito i partner dell’Interreg Italia-Svizzera ECO4TICINO, il progetto dedicato alla valorizzazione del corridoio ecologico del fiume, un patrimonio naturale di grande importanza che richiede impegno condiviso e una visione comune oltre i confini nazionali. Gli appuntamenti si sono svolti tra Magadino e Gudo, due aree simbolo per la parte svizzera del progetto, e hanno rappresentato un’occasione preziosa per osservare da vicino interventi concreti e discutere le strategie future.

Il focus dell’incontro tra i partner – organizzato dalla Fondazione Bolle di Magadino, in stretta collaborazione con Istituto Oikos, capofila del progetto Interreg e gestito dal Centro Italiano di Riqualificazione Fluviale (CIRF) – è stato la riqualificazione degli habitat fluviali e perifluviali e le discussioni hanno toccato temi centrali, come la scala locale degli interventi rispetto alle pressioni globali che gravano sul fiume e sul suo territorio. Uno degli esempi più significativi è quello del Piano di Magadino: qui il fiume Ticino fu canalizzato nell’Ottocento, trasformando radicalmente il paesaggio. A partire dal 2009, però, è stato avviato un importante processo di ripristino, iniziando con la realizzazione della rinaturalizzazione della foce del Ticino nelle Bolle di Magadino e che continuerà l’anno prossimo nella parte iniziale del Piano di Magadino con i grossi interventi di rinaturazione della zona Boschetti di Sementina. I partecipanti hanno potuto visitare i luoghi interessati e rendersi conto dell’impegno, delle valutazioni tecniche e della cura necessaria per progettare interventi che rispettino i delicati equilibri ecologici.

Un altro tema cruciale delle giornate è stato quello della resilienza delle specie animali e vegetali in un contesto di cambiamenti climatici sempre più evidenti. Si è parlato delle specie più sensibili alle variazioni dell’acqua e della temperatura, come il Pelobate fosco, un piccolo anfibio indicatore prezioso dello stato di salute degli ambienti umidi. In molte zone, gli stagni temporanei in cui depone le uova si prosciugano troppo presto, causando mortalità larvale estremamente elevata e mettendo a rischio la sopravvivenza locale della specie. Proprio per questo, la strategia attuale si concentra sull’aumento delle sub-popolazioni e sulla loro connessione. Il pelobate, infatti, ha bisogno sia di zone umide temporanee dove riprodursi, sia di aree asciutte che tengano lontani i predatori. Garantire la presenza di entrambi gli habitat significa dare una chance concreta a questa specie minacciata.

Il vero filo conduttore delle due giornate di incontro è però stata la connettività ecologica, poiché la natura non conosce confini netti. Piante, animali e ecosistemi si muovono, interagiscono e si equilibrano attraverso continuità ecologiche che devono essere preservate. In questa prospettiva, i partecipanti hanno visitato il cantiere di un corridoio faunistico realizzato sopra l’autostrada che attraversa la Moesa, affluente del Ticino. Si tratta di un’opera importante, che accompagna i lavori infrastrutturali sulla strada, appena realizzata per permettere alla fauna di spostarsi senza rischi, evitando l’isolamento delle popolazioni animali e contribuendo alla salute complessiva degli ecosistemi.

La visita è poi proseguita in un’area all’interno del Parco del Piano di Magadino dove è stato completato un intervento di rinaturazione lungo un tratto di canale di bonifica costruito negli anni ’40 del secolo scorso. Qui si è riusciti a trovare un equilibrio tra esigenze idrauliche, produttive e tutela ambientale, dimostrando come agricoltura e natura possano convivere armoniosamente, generando benefici per entrambe: da un lato ecosistemi più sani e funzionali, dall’altro un territorio più resiliente e capace di offrire servizi utili anche alle attività agricole.
Le giornate si sono concluse con uno sguardo al futuro: come garantire una buona gestione post-intervento? Come monitorare gli effetti nel lungo periodo? Il confronto tra partner svizzeri e italiani si è rivelato particolarmente ricco, favorendo la condivisione di esperienze, punti di vista e metodologie che contribuiranno a rendere il progetto ECO4TICINO sempre più efficace. La collaborazione transfrontaliera è infatti uno dei punti di forza di Iniziativa Ticino, un programma che costruisce ponti, non solo ecologici, ma anche tra comunità, istituzioni e territori.