Al MuMa – Civico Museo Parisi Valle di Maccagno con Pino e Veddasca, dall’11 luglio al 25 ottobre 2026 è in mostra “Extinctions”, il nuovo progetto espositivo dedicato alle perdite ecologiche e culturali del nostro tempo. Tra le opere presentate spicca “Tarabusino Bird Goddess”, la scultura realizzata dall’artista statunitense Deborah Kruger grazie alla collaborazione con FICEDULA e Fondazione Bolle di Magadino, partner del progetto ECO4TICINO finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia–Svizzera.
“Extinctions”: arte e riflessione sulle perdite del nostro tempo
L’esposizione, curata da Barbara Pavan, affronta uno dei temi più urgenti del nostro tempo: le perdite che stanno trasformando il pianeta. Attraverso le opere di Deborah Kruger emerge il profondo legame tra la progressiva scomparsa di numerose specie animali e l’estinzione di lingue indigene che custodiscono conoscenze e memorie. Due fenomeni solo apparentemente distanti, che nella ricerca dell’artista si intrecciano in una riflessione sul rapporto tra biodiversità, memoria e identità. Per dare forma a questa riflessione, Deborah Kruger realizza sculture tessili, arazzi monumentali e opere a parete in plastica riciclata, che accolgono immagini di specie aviarie minacciate e testi appartenenti a lingue a rischio di estinzione. La scelta di questo materiale non è casuale: trasformando uno dei simboli più evidenti dell’impatto umano sull’ambiente in materia artistica, Kruger lo rende uno strumento capace di interrogare il nostro rapporto con il pianeta e le sue fragilità.

“Tarabusino Bird Goddess”: un’opera dedicata alla biodiversità
Nata dal dialogo tra Deborah Kruger, FICEDULA e Fondazione Bolle di Magadino, “Tarabusino Bird Goddess” è realizzata in resina e fibra di vetro, pigmenti, plastica riciclata, serigrafia e interventi tessili eseguiti a mano e a macchina. La sua forma slanciata richiama il profilo elegante del Tarabusino (Ixobrychus minutus), il più piccolo airone europeo e una delle specie più minacciate degli ambienti umidi del Lago Maggiore. La silhouette è arricchita da elementi decorativi che rimandano alla figura della Dea, simbolo che da oltre quarant’anni accompagna la ricerca dell’artista come rappresentazione dell’origine, della cura e della forza generatrice. La fusione tra l’immagine dell’uccello e quella della divinità dà vita a una figura sospesa tra creatura e totem, che richiama al tempo stesso la vulnerabilità e il valore della biodiversità, invitando a riflettere sulla necessità di costruire un rapporto più equilibrato tra esseri umani e ambiente.

Il MuMa: un museo in dialogo con il paesaggio
Non meno significativa è la scelta della sede espositiva, che non è stata selezionata unicamente per la sua funzionalità, ma costituisce parte integrante del progetto curatoriale. Il celebre “museo-ponte”, progettato da Maurizio Sacripanti su iniziativa dello scultore Giuseppe Parisi e oggi diretto da Federico Crimi, è infatti un’architettura che supera la tradizionale separazione tra edificio e paesaggio. Sospeso sul torrente Giona, nel punto in cui incontra il Lago Maggiore, il museo trasforma gli elementi naturali in componenti attive dell’esperienza percettiva, offrendo il contesto ideale per una pratica artistica che pone al centro le relazioni tra ambiente, memoria e cultura.

Con “Tarabusino Bird Goddess” il linguaggio dell’arte incontra quello della conservazione, dando vita a un’opera che riflette sull’intreccio tra patrimonio naturale e culturale. La collaborazione tra istituzioni culturali, enti di ricerca e artisti contemporanei ne rappresenta un esempio concreto, mostrando il valore di un approccio condiviso.